Riflessione sul civismo di Marco Cavaletto e documento di Mirjam Borrello

Marco CavalettoCari amici,

con la presente vi invio un documento che Alleanza dei Democratici vorrebbe condividere con le associazioni di ispirazione democratica e riformista operanti sul territorio della nostra regione.

Il documento (redatto da Miriam Borrello, segretaria di Alleanza dei Democratici, su proposta del presidente di AdD Pino De Michele) intende promuovere una azione stimolatrice nei confronti soprattutto del Partito Democratico, a cui si  riconosce ovviamente  la leadership,  per realizzare il cambiamento necessario per afrontare le prossime urgenti scadenze: dalla opposizione alle iniziative del Governo contrarie ai nostri intendimenti, alla predisposizione dei programmi per le prossime elezioni regionali e per contribuire fattivamente alla preparazione delle elezioni europee.

AdD ha già avviato una raccolta di firme sotto il documento che trovate in allegato.

Vi chiediamo di portare il documento all’interno delle vostre associazioni, con lo scopo di presentarlo ufficialmente nei prossimi mesi in un momento pubblico che speriamo possa essere condiviso dai destinatari di questa mail.

Nel mese di settembre  proporremo la presentazione  in un momento pubblico  che vorremmo condividere con tutti voi e con gli aderenti alle vostre associazioni.

In questo caso sarà importante associare al simbolo di AdD anche i simboli delle associazioni che riterranno di condividere il documento.

In attesa di vostre considerazioni vi invio i migliori saluti.

Marco Cavaletto

 

Di seguito il documento redatto da Mirjam Borrello consegnato al Segretario e al Presidente del PD di Torino

Con il voto del 4 marzo, la tensione per il cambiamento, che la società esprime da diversi anni, non si è trasformata, come pure avrebbe potuto, in energia riformatrice, rimanendo così soltanto una preoccupante e preoccupata tensione. Abbiamo assistito a una sconcertante e drammatica incapacità dei partiti e delle coalizioni che hanno vinto le elezioni di tessere la trama di un progetto di governo capace di garantire stabilità al Paese. L’instabilità di questi ultimi mesi, tuttavia, non sarà risolta e archiviata dal neonato Governo giallo-verde: le fratture emerse in seno alla nostra società non potranno infatti essere colmate perché la pletora di promesse, urlate durante questa campagna elettorale, rimarranno, nella migliore delle ipotesi, inattese perché insostenibili economicamente e altamente sperequative negli effetti, quand’anche venissero realizzate.

Rimarrà quindi in campo l’esigenza del cambiamento che la società civile invoca, ma la responsabilità, che incombe sulle forze politiche che si trovano adesso all’opposizione, consiste nel volgere questo cambiamento verso la realizzazione di una maggiore giustizia sociale. Le parole infatti sono neutre: il contenuto di senso che attribuiamo loro si connota invece in termini di valore. Occorre dare allora alla parola “cambiamento” un valore positivo: con un’azione di opposizione forte e decisa, che sia così capace di arginare le derive populiste e sovraniste ed evitarne gli effetti auto-implosivi e disgreganti del tessuto sociale. Non si può lasciare la rappresentazione del nostro futuro alla dinamica oppositiva del popolo avverso alle istituzioni. Il “popolo” coincide con le sue istituzioni, esiste per esse e attraverso di esse. Questa identità è al centro della rappresentazione democratica. Ma è altresì vero che quelle istituzioni devono saper connettere le singole individualità per farne una comunità. È necessario allora risanare questo tessuto connettivo, che appare ad oggi sfrangiato, e questa operazione di risanamento deve declinarsi ponendo al centro delle rappresentazioni del nostro futuro i valori democratici ed europeisti. Questa sembra essere la questione più rilevante e urgente. Il compito delle forze di sinistra, che si trovano adesso all’opposizione, non corrisponde allora semplicemente a un’articolazione delle dinamiche parlamentari rispetto a rappresentazioni ideologiche differenti ma, ben più essenzialmente, si sostanzia nello sforzo pervicace di ricomporre un’identità, che la crisi economica che abbiamo attraversato sembra aver messo in discussione.

È, questo, un compito immenso. E pure indifferibile. L’impegno delle forze progressiste deve allora orientarsi alla costruzione di un’alternativa seria, onesta, credibile e realmente riformista. Che sappia parlare con una sola voce e che sia quindi unitaria e coesa. Occorre avere il coraggio di una visione ampia e inclusiva e la generosità nel riconoscere la rilevanza del contributo di tutti coloro i quali si riconoscono nella cornice di valori propria dell’Europa.

Il partito Democratico gioca, in questo senso, un ruolo fondamentale: l’auspicio è che sappia essere all’altezza della situazione, che si faccia promotore e guida di un insieme unitario, che raccolga tutte le energie presenti nella società civile che si ritrovano intorno ai valori democratici di eguaglianza e solidarietà. E certamente non potrà essere sottovalutato il contributo, quanto mai essenziale, delle esperienze civiche presenti sui territori: sono queste le forze che possono garantire la realizzazione di un progetto capace di aggregare, attento alle esigenze delle persone che versano nelle condizioni di maggior svantaggio economico e sociale, e accogliente rispetto alle energie nuove che si offrono di collaborare. Questo progetto non potrà, d’altra parte, che proporsi di ricomporre le relazioni con quella parte della sinistra che aveva deciso di intraprendere un percorso autonomo. E includere altresì le forze moderate, ambientaliste e socialiste presenti nel nostro Paese. Riconoscendo il valore e l’importanza del contributo di tutte queste differenti anime della sinistra. Occorre, in altri termini, fare sintesi in un’identità politica che non si presenti semplicemente come la somma posticcia delle diverse componenti, ma che sia invece capace di corrispondere all’insieme, nel perseguimento dell’interesse generale.

Serve, con urgenza, la predisposizione di un progetto ampio, aperto, nuovo, popolare e democratico che realizzi la missione alternativa agli estremisti antieuro italiani e che realizzi un cambiamento responsabile, di matrice europeista e progressista.

Partendo dal piano locale. Perché il cambiamento radicale di cui necessitiamo non può realizzarsi, senza tradire se stesso, se calato dall’alto. L’istanza partecipativa ai processi decisori, che è emersa in questi ultimi anni, non può rimanere inascoltata. Disponiamo degli strumenti e delle energie: sta a noi saperle far convergere perché non disperdano la loro potenzialità trasformativa. L’attività dialogica che deve instaurarsi tra queste forze differenti, che si riconoscono nel medesimo sistema di valori e principi, non può che trovare nel partito democratico la spinta propulsiva, ma impegna parimenti ciascuno di noi. Siamo responsabili. Dovremo cioè rispondere di ciò che faremo o non riusciremo a fare. E perché la risposta formulata sia consistente, il primo impegno di ciascuno non può che essere quello dell’ascolto. Se dunque l’obiettivo è la costruzione di un progetto comune e condiviso delle forze progressiste, la via per realizzarlo passa necessariamente da questa capacità ricettiva. La politica deve tornare a realizzare accoglienza e favorire integrazione.

Firmatari:

Borrello Maria

De Michele Pino

Riella Giorgio

Cavaletto Marco

Cincotti Fiorenzo

Pagliasso Aldo

Guastella Olga

Ferrarese Adolfo

Allegra Tiziana

Sharif Alia

Pantano Roberto

Firera Giovanni

Macus Adriano

Induni Ettore

Mulas Aurora

Spadaro Michele

Capraquarelli

Camoletto Marco

Maddaleno Marco

Nigro Gianni

Spinosa Mariacristina

Cavalchini Luigi

Criaco Pietro

Dardanelli Enza

Sammatrice Giuseppe

Rizzo Tina

Malagoli Elisabetta

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