Appunti per un progetto per la Città di Torino

Propongo alcune riflessioni per il Laboratorio Civico, relative ad un progetto per la Città di Torino.

Come è noto, molti torinesi che avrebbero interesse a sostenere un programma di sinistra democratica, per favorire lo sviluppo e contenere le disuguaglianze sociali, si orientano verso i partiti ora al governo. Questa tendenza non nuova in Italia può essere interpretata in vari modi.

A me paiono rilevanti tre considerazioni:

  • In Europa è in corso da almeno 20 anni un impoverimento strutturale di larghe fasce di popolazione, con concentrazioni maggiori nelle aree non metropolitane e in alcuni paesi, tra cui il nostro. Questo arretramento economico di lungo periodo, accentuato dalla crisi, ha generato l’aumento delle disuguaglianze sociali e la protesta e la rabbia di larghe fasce di popolazione, con effetti sui sistemi politici, come è stato dimostrato nelle analisi sul voto per Trump e per la Brexit. In questo quadro la paura e la rabbia, come la costruzione di nemici immaginari, diventano chiavi interpretative importanti nell’arena politica, soprattutto per i messaggi riferiti alle politiche più sensibili come quelle per il lavoro, il reddito, il fisco, l’immigrazione, la famiglia e il rapporto tra i generi.
  • Questa circostanza è stata sfruttata a fondo dai leader più abili e disinvolti, capaci di cambiare strumentalmente posizione su tutto dal giorno alla notte, che hanno fondato le proprie strategie di comunicazione su messaggi diretti, resi volutamente informali, rivolti a intercettare le paure profonde e radicate in tali cambiamenti strutturali della società, come ai desideri di riconoscimento e di rivalsa di molte persone. Essi forniscono alla gente chiavi di lettura semplificate per problemi reali e complessi, minacciosi nella vita delle persone, anche nella nostra città: insicurezza, mancanza di lavoro, paura di impoverimento economico, incertezze per il futuro dei figli, per la pensione, per ciò che rende complicata la vita nei luoghi dove si abita e nel rapporto con la burocrazia pubblica e privata. Quindi, fanno leva sul timore diffuso di essere messi fuori gioco, travolti da problemi superiori alle proprie forze, come la perdita del lavoro, dei risparmi, della casa, la malattia, la crisi della famiglia o la non autosufficienza dei familiari anziani.
  • Per contro, il tentativo dei partiti di centro-sinistra di prendere le distanze dalle posizioni populiste e opportuniste, interpretando diversamente e ridimensionando i problemi del degrado urbano, dell’insicurezza e delle difficoltà della vita quotidiana della gente ha finito per apparire come una posizione da politici di professione, elitaria e distante dalla realtà, una sottovalutazione del disagio, del logoramento e dei rischi incombenti.

Alla luce di queste considerazioni, credo che la costruzione di consenso su un progetto per la Città dovrebbe considerare attentamente quattro punti:

  1. I bisogni della gente. Diversamente da altri, non credo ci sia necessità di scoprire i bisogni più rilevanti della gente. Sulle loro paure, emergenze e priorità sappiamo molto, anche se i problemi più seri, quelli che mettono in discussione la libertà, l’autonomia e la salute delle persone sono difficili da affrontare, soprattutto nel breve e medio periodo. Conosciamo anche molti problemi localizzati, che caratterizzano specifici luoghi della città, quartieri, vie, piazze, caseggiati, aree di ritrovo, servizi, luoghi di lavoro, ecc. Attraverso molti canali arrivano allarmi, lamentele, informazioni e critiche. Ciò che manca, semmai, sono i modi di aumentare e rendere visibile alla gente stessa l’ascolto da parte dei soggetti che gestiscono le politiche e i servizi, che dovrebbero essere orientati ad affrontare tali problemi.
  • Le cose da fare e i modi di farle. Le azioni che un’Amministrazione potrebbe migliorare sono molte. Vorrei sottolineare tre aree di azione su cui sappiamo abbastanza, in termini di metodo, ma su cui in realtà si fa troppo poco. Esse riguardano a) l’azione diretta dei servizi della Città, b) la costruzione di alleanze nell’azione delle politiche sul territorio e c) il coinvolgimento dei cittadini nel miglioramento di tutti gli ambienti fisici e sociali sul territorio. Più in specifico a) esiste un grande spazio di miglioramento della qualità dei servizi pubblici, in tutte le aree funzionali (sicurezza, tributi, mobilità, commercio, sviluppo e innovazione, infrastrutture, ecc.) e nelle aree del welfare (servizi sociali, sanitari, istruzione, servizi a bambini, giovani, anziani, disabili, immigrati, ecc.). Sappiamo come questo miglioramento potrebbe essere gestito, anche se il percorso è lungo e impegnativo perché richiede un cambiamento culturale e organizzativo, dentro e fuori dalla pubblica amministrazione. b) è anche noto che le politiche della Città possono avere effetti molto importanti su numerosi operatori economici e sociali attivi sul territorio (imprese, professioni, rappresentanze, associazioni, cooperative, terzo settore, ecc.) e che il perimetro degli attori delle politiche pubbliche non deve essere ridotto ai soli ranghi dell’amministrazione. Anche su questo ci sono strategie ed esperienze praticabili, talvolta sperimentate nella stessa città, ma non sufficientemente estese e sistematizzate come strategia di intervento. La via maestra parrebbe essere la semplificazione e il potenziamento del valore dei servizi diretti ai cittadini, con il concorso di tutte le risorse sociali e gli spazi e ambienti disponibili (evitando la moltiplicazione e la stratificazione delle mediazioni intorno a inefficienze, problemi e difficoltà irrisolte di comunicazione, accesso e servizio). c) Infine, abbiamo prove convincenti dell’importanza strategica del coinvolgimento dei cittadini, perché sviluppino un ruolo attivo, individualmente e collettivamente, per la qualità del territorio dove abitano, dei luoghi e ambienti sociali che frequentano. Vi sono le politiche del welfare generativo, dell’associazionismo, della gestione dei beni comuni, ecc. che possono potenziare e diffondere a pioggia gli effetti del coinvolgimento attivo e moltiplicare le risorse e il controllo sociale costruttivo, che dovrebbero essere resi possibili e convenienti in tutte le loro molteplici forme. In quest’ambito si tratta anche di inventare forme e applicazioni innovative di logiche di azione note, costruendo e incentivando risposte che valorizzino cooperazione e identità convergenti, creino empowerment e riconoscimento, creino economie di scala e di scopo nella soluzione di una gamma di problemi individualmente difficili da fronteggiare. L’applicazione di questa gamma di logiche di azione consentirebbe di creare, di inventare e di sperimentare modelli nuovi di servizi e di azioni collettive, che ancora non abbiamo visto ben espressi, per diffondere a tappeto la forza delle reti sociali. Le ricadute possibili per bambini, anziani, famiglie, ecc sono enormi (dai giardini agli orti, ai laboratori, ai doposcuola socializzati e nella scuola aperta, agli anziani che socializzano assistenti familiari, ecc.) e si intravvedono grandi potenzialità e disponibilità delle persone in varie esperienze, non assistenziali ma di scambio, collaborazione sociale e creazione culturale. Tuttavia, i modelli nuovi hanno bisogno di lucidità strategica degli indirizzi politici, di tempo, di sistematizzazione e di un ruolo attivo e coerente dei servizi pubblici, che dovrebbero essere i primi a crederci e a sostenere queste dinamiche sociali.   
  • I valori guida. Paradossalmente, noti i bisogni e le cose da fare, rimane la necessità di dare ad un progetto politico per la Città un profilo e un contenuto comunicabile, un respiro di lungo periodo e una collocazione nel quadro dei grandi valori che caratterizzano il cambiamento in questi anni, che possono consentire di dare un senso positivo agli sforzi della politica in cui pochi credono e di costruire una base di adesione personale e di mobilitazione e coinvolgimento emotivo dei cittadini. Come avvenne, ad esempio, con la caduta del muro di Berlino, o in Italia con alcune primarie, o a Torino, ad esempio nella prima elezione di Castellani, quando si vedevano obiettivi di alto profilo per il futuro economico e sociale della Città, in un orizzonte collettivo di partecipazione e sviluppo. Qui si gioca anche il possibile aggancio ai giovani, che sono più sensibili ai temi del futuro ambientale e professionale, che devono trovare un terreno di identificazione per iniziare a far sentire la loro influenza. Come è noto, i numeri della sensibilità dei giovani alla sostenibilità ambientale stanno spingendo progressivamente le grandi aziende a cambiare il posizionamento e i valori con cui essere identificate nei mercati dei beni e dei servizi, al fine di costruire assonanze e coerenze con queste crescenti sensibilità. Gli obiettivi di sostenibilità (ad esempio i 17 dell’ASVIS, come proposto da Tiziana Allegra) sono quindi un riferimento fondamentale. L’altro ingrediente valoriale, secondo me, riguarda il contrasto, rovesciato in positivo, alle disuguaglianze sociali, che oggi alcuni interpretano anche in chiave generazionale, nella consapevolezza che l’erosione delle risorse disponibili per le generazioni future si somma alla crescita delle disuguaglianze attuali, con un effetto a tenaglia sulle opportunità di gran parte dei giovani e giovanissimi, a dispetto di una persistente e vuota retorica del merito. Forse è possibile conquistare anche il consenso degli anziani mettendo in evidenza nel progetto i giovani, che sono anche i loro figli e nipoti. Questi temi – dell’ambiente e della promozione di opportunità di crescita e realizzazione professionale per tutti – non dovrebbero rimanere staccati dalle cose da fare nella Città, ma al contrario essere il filo conduttore della nuova qualità dei servizi pubblici, delle alleanze locali intorno alla qualità della vita nelle piazze, nelle strade e nei condomini, e del crescente ruolo attivo diffuso dei cittadini in un nuovo welfare generativo locale. La Torino futura della cultura, dell’innovazione, dell’università e dei giovani potrebbe avere questo retroterra. In questo progetto, tra i tanti alleati da curare, i due più rilevanti, le cui energie sono oggi disperse lontano da un progetto culturale di sviluppo della Città, ci sono la scuola (dall’asilo, alle elementari, alle medie, alle superiori e professionali, fino all’università) e le imprese medie e piccole, i commercianti, gli artigiani e i professionisti. Si tratta di due mondi grandi e articolati, che sono ‘laboratori naturali’ sul futuro della Città, impegnati quotidianamente a dare un senso alla realtà e ai cambiamenti per sopravvivere e crescere, importantissimi per costruire consenso e orientare le risorse migliori disponibili per un progetto. Questi due mondi dovrebbero percepire che esiste una prospettiva di sviluppo attenta ai giovani a cui si può dare un contributo attivo.
  • I messaggi per la ‘Torino connessa al futuro’ dovrebbero rappresentare questo orizzonte di sostenibilità ambientale e socio-professionale, una missione e quattro o cinque azioni chiave per la Città. Bisogna dire che la reputazione e la credibilità di chi si assumerà il compito di promuovere progetti come questo sarà fondamentale per il suo successo.

I commenti sono chiusi